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Separazione e conto corrente cointestato: cosa fare davvero

10 feb 2026 | 5 min di lettura | Pubblicato da Linda Montemurro

coppia gestione finanze banca moderna

In caso di separazione, il conto corrente cointestato non si chiude automaticamente: resta attivo e può continuare a essere utilizzato da entrambi i titolari secondo le regole stabilite con la banca. Capire chi può operare, come si divide il saldo e quali sono le soluzioni pratiche per evitare conflitti è fondamentale per tutelare i propri interessi.

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Sommario

Cos’è un conto corrente cointestato e come funziona

Un conto corrente cointestato è un rapporto bancario intestato a due o più persone, ciascuna delle quali ha diritto di accesso e operatività secondo quanto previsto dal contratto.
L’aspetto centrale riguarda la modalità di firma, che incide direttamente sulla gestione del denaro.

La banca può prevedere:

  • firme disgiunte, che permettono a ogni intestatario di operare in autonomia, anche senza il consenso degli altri;
  • firme congiunte, che richiedono l’autorizzazione di tutti i cointestatari per ogni operazione.

La scelta viene fatta all’apertura del conto e può essere modificata solo con l’accordo di tutti i titolari.

Cosa succede al conto cointestato dopo la separazione

La separazione, sia consensuale sia giudiziale, non produce effetti automatici sul conto. Per la banca il rapporto resta invariato fino a una richiesta formale di modifica o chiusura.

  • Se il conto è a firme disgiunte, ciascun ex coniuge può continuare a prelevare o effettuare pagamenti.
  • Se il conto è a firme congiunte, invece, ogni operazione richiede il consenso di entrambi, con il rischio di blocchi operativi.

Questa fase è spesso la più delicata, perché il conto resta uno strumento condiviso anche quando il rapporto personale è terminato.

Divisione del denaro: a chi spetta il saldo

Uno dei punti più controversi riguarda la ripartizione delle somme presenti sul conto. In assenza di accordi diversi, vale una presunzione di contitolarità.

La situazione cambia in base al regime patrimoniale:

  • comunione dei beni: il saldo si considera di proprietà comune e viene diviso in parti uguali, anche se i versamenti sono stati effettuati da uno solo;
  • separazione dei beni: il saldo si divide a metà, salvo prova che una parte delle somme abbia provenienza esclusivamente personale, come stipendi non condivisi o eredità.

Se uno dei cointestatari preleva l’intero importo, l’operazione può essere formalmente legittima ma contestabile in sede legale, con possibile ordine di restituzione.

Gestione del conto cointestato dopo la separazione

Continuare a usare il conto può avere senso solo se esistono spese comuni residue, come mutuo, bollette o mantenimento dei figli. In questi casi è fondamentale definire regole chiare.

Prima di agire, è utile valutare:

  • se il conto serve ancora per pagamenti condivisi;
  • il livello di fiducia reciproca;
  • il rischio di operazioni non concordate.

In mancanza di accordo, limitare o sospendere l’uso del conto è spesso la scelta più prudente.

Modifica o chiusura del conto: come procedere

La chiusura del conto cointestato o la modifica delle condizioni richiede sempre il consenso di tutti i titolari. La banca non può intervenire autonomamente.

Le opzioni disponibili sono:

  • richiesta congiunta di chiusura del conto;
  • modifica della modalità di firma;
  • divisione preventiva del saldo e successiva estinzione del rapporto.

Se uno dei cointestatari si oppone, l’unica strada resta il ricorso al giudice, che può autorizzare la chiusura o stabilire la ripartizione delle somme.

Come tutelarsi da prelievi non concordati

Nei conti a firme disgiunte, il rischio più concreto dopo una separazione è che uno dei cointestatari possa prelevare l’intero saldo senza avvisare l’altro. Proprio per questo è importante adottare un atteggiamento prudente fin da subito, evitando di sottovalutare la fase di transizione.

Un primo passo utile è monitorare con regolarità i movimenti del conto, così da individuare tempestivamente operazioni anomale o non concordate. In presenza di prelievi sospetti, è fondamentale informare subito la banca, segnalando la situazione e chiedendo indicazioni operative, anche per lasciare traccia formale dell’accaduto.

Quando possibile, è consigliabile formalizzare per iscritto gli accordi sull’utilizzo del conto, soprattutto se rimane attivo per la gestione di spese comuni residue. Questo aiuta a ridurre ambiguità e a prevenire contestazioni future. Se, invece, il comportamento dell’altro cointestatario appare scorretto o lesivo dei propri diritti, diventa opportuno valutare il supporto di un legale, che potrà indicare le azioni più adeguate per ottenere la restituzione delle somme o una tutela giudiziaria.

In questi casi, agire rapidamente fa spesso la differenza: la tempestività è un elemento chiave per proteggere il proprio patrimonio ed evitare conseguenze più difficili da risolvere in un secondo momento.

Aprire un nuovo conto dopo la separazione

Dopo la separazione, ciascun ex coniuge può aprire un conto corrente personale per gestire in autonomia entrate e spese. Questa soluzione riduce le tensioni e consente una chiara separazione finanziaria, soprattutto quando il conto cointestato non è più necessario.

In molti casi, l’apertura di un conto individuale precede la chiusura definitiva del rapporto cointestato, facilitando la transizione.

Quando è utile il supporto di un avvocato

La gestione di un conto cointestato dopo la separazione può rivelarsi più complessa di quanto sembri, soprattutto quando emergono conflitti tra gli ex coniugi o quando sul conto sono presenti somme di importo rilevante. In queste situazioni, affidarsi a un avvocato esperto in diritto di famiglia consente di affrontare il problema in modo più consapevole e strutturato.

Il supporto legale è particolarmente utile per chiarire i diritti economici di ciascun cointestatario, verificare come debba avvenire la divisione del saldo e individuare la strategia più adeguata in base al regime patrimoniale. Un avvocato può inoltre occuparsi della redazione di accordi scritti chiari e tutelanti, fondamentali per evitare fraintendimenti o contestazioni future.

Quando uno dei due ha effettuato prelievi non concordati, il legale può assistere nella richiesta di restituzione delle somme e nella gestione dei rapporti con la banca o, se necessario, con l’autorità giudiziaria. In questi casi, intervenire in modo tempestivo riduce sensibilmente il rischio di errori o decisioni affrettate che potrebbero compromettere la propria posizione nel lungo periodo.

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