Banche etiche vs banche tradizionali: solidità, rendimenti e impatto ESG nel 2026
11 feb 2026 | 7 min di lettura | Pubblicato da Marta Radavelli

Le banche etiche si distinguono da quelle tradizionali per l’orientamento verso investimenti e prestiti responsabili, con attenzione a impatto sociale, ambientale e governance.
Conoscere queste differenze è importante per chi vuole scegliere un conto corrente o un prodotto finanziario che non solo tuteli il proprio capitale, ma contribuisca anche a sostenere attività sostenibili e l’economia reale, evitando operazioni di facciata e garantendo scelte finanziarie coerenti e sicure.
Sommario
Cosa distingue una banca etica da una tradizionale
Le banche etiche orientano la loro attività di credito e investimento secondo principi ben definiti: trasparenza, esclusione di settori controversi e valutazione dell’impatto sociale e ambientale, oltre al profitto economico. In concreto:
- escludono il finanziamento a armi, combustibili fossili, gioco d’azzardo e tabacco;
- privilegiano cooperative sociali, energie rinnovabili (eolico e solare), agricoltura biologica, progetti di ONG ed economia sociale;
- utilizzano metriche strutturate di misurazione dell’impatto, come il protocollo PCAF (Partnership for Carbon Accounting Financials), che consente di rendicontare le emissioni finanziate;
- pongono la trasparenza al centro della governance e dei processi di valutazione del credito.
Un esempio è Banca Etica, che integra una Valutazione Socio-Ambientale (VSA) nel processo di concessione del credito, rendiconta le emissioni secondo PCAF e collega le condizioni di tasso ai piani di riduzione delle emissioni dei clienti.
A livello europeo, realtà associate a GABV (Global Alliance for Banking on Values) e FEBEA (Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative) mostrano una coerenza strutturale tra principi dichiarati e pratiche operative, distinguendosi in un contesto dove greenwashing e social washing sono fenomeni diffusi.
Solidità e performance: i dati del VI Rapporto sulla finanza etica
Secondo i dati 2012-2021 del Sesto Rapporto sulla finanza etica, le banche etiche hanno mostrato indicatori mediamente migliori rispetto a quelle convenzionali sotto diversi profili: redditività, qualità degli attivi, solidità patrimoniale e gestione della liquidità.
| Indicatore | Banche etiche | Banche tradizionali |
|---|---|---|
| ROE medio (redditività del capitale) | 5,23% | 2,21% |
| ROA medio (redditività degli attivi) | 0,46% | 0,25% |
| Prestiti su attivi | 65,4% | 50,8% |
| Depositi su passività totali | 79,3% | Raccolta più diversificata (depositi/patrimonio netto 68,7%) |
| Patrimonio/passività | 8,2% | Dal 4,3% al 6,20% nel 2021 |
| LDR medio (prestiti/depositi) | 81,5% (77% nel 2021) | 102,5% (86% nel 2021) |
I risultati sono confermati anche dai dati più recenti: nel 2023 gli attivi delle banche etiche europee hanno raggiunto 79 miliardi di euro (51 miliardi nel 2018). Il rapporto prestiti/attivi è salito al 67,91% (vs 60,9% per le tradizionali), con NPL all’1,61% (vs 1,89%) e ROA allo 0,75% (vs 0,64%).
L’impatto delle nuove normative UE sugli obiettivi ESG
La regolamentazione europea ha accelerato l’integrazione dei criteri ESG (Environmental, Social, Governance) nel settore bancario. Tra le principali evoluzioni:
- creazione di aree di governo ESG e rafforzamento della governance (es. Intesa Sanpaolo con Chief Sustainability Officer; UniCredit con pilastri ESG nel piano strategico);
- adesione alla Net Zero Banking Alliance (NZBA);
- iniziative per la biodiversità (Finance for Biodiversity Pledge);
- ampliamento di prodotti green e social (mutui green, green bond, social bond, plafond per economia circolare).
Molte banche tradizionali si muovono in risposta alla pressione normativa, talvolta con metriche meno robuste o con obiettivi legati a tecnologie non ancora comprovate. Le banche etiche, invece, integrano i criteri ESG nella propria missione originaria, con esclusioni nette e rendicontazione strutturata (PCAF).
Un quadro normativo più stringente è fondamentale per ridurre il greenwashing e garantire coerenza tra impegni “net zero” e azioni reali.
Credito all’economia reale vs speculazione finanziaria
Uno degli aspetti che più differenzia le banche etiche riguarda l’utilizzo del denaro dei correntisti. La quota di risorse destinata a prestiti per famiglie e imprese è significativamente più alta rispetto a quella impiegata in attività finanziarie speculative:
- nel periodo 2012-2021, il 65,4% degli attivi delle banche etiche è stato impiegato in prestiti;
- nel 2023 la percentuale è salita al 67,91%.
Anche la struttura della raccolta evidenzia un legame diretto con i clienti: il 79,3% delle passività è rappresentato da depositi. A ciò si aggiunge un Loan-to-Deposit Ratio (LDR) mediamente inferiore rispetto alle banche convenzionali, elemento che segnala una gestione più prudente della liquidità.
Le grandi banche tradizionali, al contrario, destinano una quota più ampia delle proprie risorse ad attività finanziarie non strettamente legate al credito. Questo modello comporta in media un rischio di liquidità più elevato. Sul fronte energetico, tra il 2016 e il 2022 solo il 7% dei finanziamenti è stato indirizzato alle rinnovabili, mentre una parte consistente dei capitali ha continuato a sostenere i combustibili fossili.
L’orientamento delle banche etiche è differente anche per quanto riguarda la destinazione del credito: oltre il 70% viene indirizzato all’economia sociale, contro il 19% delle grandi banche. Ciò si traduce in un sostegno più ampio a microimprese, cooperative, associazioni e fondazioni, con ricadute concrete su occupazione, inclusione e sviluppo dei territori.
Le banche e le reti italiane più virtuose: la classifica
Nel ranking “Leader della sostenibilità” de Il Sole 24 Ore e Statista, il settore bancario si distingue con 28 istituti in graduatoria (11,7% del totale), conquistando la seconda posizione tra i comparti più rappresentati.
Tra le grandi banche figurano Intesa Sanpaolo, UniCredit, Crédit Agricole Italia, Credem, BPER Banca, Mediobanca, Banco BPM, FinecoBank, Monte dei Paschi di Siena, Illimity e Mediolanum. Tra gli istituti medio-piccoli compare Banca Etica.
Vediamo alcuni esempi concreti:
- Intesa Sanpaolo ha previsto 115 miliardi di euro a favore della società e della transizione verde nel Piano d’Impresa 2022-2025. Ha fissato target Net Zero sulle emissioni proprie, sul portafoglio prestiti e sugli investimenti, promosso mutui green e plafond per l’economia circolare e avviato il programma Think Forestry, con l’obiettivo di piantare e preservare 100 milioni di alberi entro il 2025;
- UniCredit basa la propria strategia su tre pilastri ESG. Nel 2023 ha erogato 8,7 miliardi di euro in prestiti sociali (verso un obiettivo di 10 miliardi), destinato 59,6 milioni di euro alle comunità e aderito a iniziative internazionali come la Net-Zero Banking Alliance (NZBA) e il Finance for Biodiversity Pledge;
- Credem aderisce alla NZBA e propone soluzioni come il “Mutuo casa green” per immobili in classe energetica A, B o C. Ha inoltre emesso 400 milioni di euro in green bond e 745 milioni in social bond;
- Banco BPM, nel Piano strategico 2023-2026, integra sostenibilità e inclusione finanziaria tra le priorità, con adesione alla NZBA e un Comitato Endoconsiliare dedicato alla sostenibilità;
- Banca Etica si distingue per un’integrazione completa dei criteri ESG nello statuto e per un forte impegno nella trasparenza e nella misurazione dell’impatto sociale e ambientale.
A livello europeo, reti come FEBEA e GABV contribuiscono a diffondere un modello bancario fondato su capitale di qualità, credito a famiglie e imprese e valutazioni attente agli impatti sociali e ambientali.
Il rischio Greenwashing: come riconoscere la vera sostenibilità
Non tutte le politiche ambientali dichiarate si traducono però in scelte coerenti. Per distinguere l’impegno reale da operazioni di facciata, è utile verificare alcuni elementi chiave:
- standard riconosciuti: una banca realmente impegnata adotta metriche precise per misurare l’impatto ambientale, come il protocollo PCAF, che calcola le emissioni legate ai prestiti e agli investimenti; se i dati non sono chiari o comparabili, è un primo campanello d’allarme;
- numeri, non solo slogan: i report di sostenibilità devono essere pubblici, dettagliati e aggiornati; obiettivi generici, come “diventeremo green”, senza scadenze, importi o indicatori misurabili, indicano scarsa concretezza;
- analizzare dove va il denaro: una banca realmente sostenibile riduce o esclude finanziamenti a settori controversi (armi, combustibili fossili, nucleare), se continua a finanziare questi comparti con grandi importi, la strategia ESG potrebbe essere solo parziale;
- quota di energia rinnovabile utilizzata: le banche etiche utilizzano circa il 90% di energia da fonti rinnovabili, contro una media del 65,4% delle altre, anche i consumi energetici per dipendente e le emissioni dichiarate rappresentano indicatori utili;
- governance ESG: presenza di comitati interni dedicati alla sostenibilità e figure responsabili con obiettivi misurabili indica un’integrazione reale, non un’iniziativa marginale;
- credito all’economia sociale: le banche etiche destinano oltre il 70% del credito all’economia sociale, contro circa il 19% delle grandi banche tradizionali, questo dato mostra quanto la sostenibilità sia centrale nelle scelte operative.
In sintesi, per riconoscere il greenwashing bisogna andare oltre la comunicazione pubblicitaria e leggere i dati: trasparenza, esclusioni nette, numeri verificabili e coerenza tra dichiarazioni e finanziamenti sono gli elementi che distinguono la sostenibilità autentica da quella solo “di facciata”.
Conclusioni: conviene spostare il conto in una banca etica?
I dati mostrano che le banche etiche uniscono solidità e impatto:
- redditività storicamente superiore (ROE e ROA medi migliori tra 2012-2021) e ROA 2023 allo 0,75% (vs 0,64%);
- qualità del credito robusta (NPL 1,61% vs 1,89%);
- liquidità prudente (LDR inferiore) e capitalizzazione mediamente più alta;
- focalizzazione su prestiti e depositi dei clienti, con capitale orientato a imprese, famiglie ed economia sociale.
Per chi desidera che i propri risparmi producano un impatto ambientale e sociale concreto, senza rinunciare a solidità e performance, i dati indicano che i modelli bancari con integrazione strutturale dei criteri ESG, esclusioni chiare e misurazioni trasparenti sono una scelta coerente.
In questo contesto, la normativa europea e standard di rendicontazione più rigorosi possono aumentare la trasparenza e valorizzare le banche che trasformano gli impegni dichiarati in risultati concreti e verificabili.
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