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Perché scegliere un fondo pensione: benefici fiscali, utilizzo del TFR e rendita futura

11 feb 2026 | 5 min di lettura | Pubblicato da Marta Radavelli

Coppia valuta strumenti di risparmio

I fondi pensione rappresentano uno strumento per garantire sicurezza economica nel lungo periodo, soprattutto quando la pensione pubblica rischia di non essere sufficiente a mantenere il tenore di vita. Oltre a costruire un capitale per la vecchiaia, i fondi pensione offrono vantaggi fiscali, flessibilità nei versamenti e possibilità di accedere al capitale in caso di necessità. 

Confrontati con strumenti come i conti deposito, i fondi pensione permettono di far crescere il capitale nel tempo grazie all’interesse composto e a gestioni finanziarie diversificate.

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Sommario

Il tasso di sostituzione: perché la pensione pubblica può non bastare

La pensione pubblica spesso non garantisce lo stesso tenore di vita percepito durante il lavoro. Il tasso di sostituzione misura proprio questo scostamento, rappresenta la differenza tra l’ultimo stipendio percepito e la prima pensione pubblica:

  • per i dipendenti il gap può arrivare al 30%-40%;
  • per gli autonomi può superare il 70%.

Una riduzione così significativa delle entrate rende evidente la necessità di integrare la pensione pubblica.

Simulare la propria posizione pensionistica permette di stimare quanto capitale sarà necessario accumulare. Non è detto che serva raggiungere il 100% dell’ultimo stipendio: alcune spese in pensione si riducono naturalmente, come il mutuo estinto o figli ormai indipendenti.

Negli ultimi anni, la previdenza pubblica è stata riformata con requisiti più stringenti e calcolo contributivo basato sui contributi versati, rivalutati secondo l’inflazione. In questo contesto, la previdenza integrativa rappresenta il secondo pilastro, offrendo un fondo pensione su cui contare e, se necessario, utilizzabile anche come capitale anticipato.

Deducibilità fiscale dei contributi: un vantaggio immediato

I versamenti a un fondo pensione sono deducibili dal reddito IRPEF fino a 5.164,57 euro l’anno, riducendo così l’imponibile e le tasse dovute. A seconda dello scaglione IRPEF, il risparmio può arrivare fino al 43% dei contributi versati. È possibile dedurre anche i versamenti effettuati per familiari fiscalmente a carico.

La deducibilità è quindi un beneficio concreto e ricorrente: ogni anno contribuisce a far crescere la propria posizione previdenziale. La contribuzione è inoltre flessibile, si può decidere quanto versare e con quale frequenza, sospendere e riprendere senza penalità, adattandosi così a ogni esigenza e budget.

TFR: mantenerlo in azienda o versarlo nel fondo pensione

Il lavoratore dipendente può decidere di destinare il TFR al fondo pensione invece di lasciarlo in azienda. Questa scelta comporta diversi vantaggi:

  • il TFR versato contribuisce a formare la posizione che potrà essere trasformata in rendita o liquidata come capitale nei limiti previsti;
  • la parte di prestazione derivante dal TFR beneficia della tassazione agevolata della previdenza integrativa, che varia dal 15% al 9% in base all’anzianità di partecipazione;
  • il capitale investito entra in gestioni finanziarie diversificate (garantito, obbligazionario, bilanciato, azionario) con potenzialità di rendimento nel tempo, sfruttando l’interesse composto.

Grazie all’orizzonte lungo, le eventuali fasi negative di mercato si compensano con quelle positive, soprattutto nei comparti con maggiore componente azionaria.

Contributo del datore di lavoro: un vantaggio concreto

Molti fondi pensione includono il contributo del datore di lavoro, spesso trascurato ma significativo. Nei fondi chiusi di categoria o nei fondi aperti, aderendo anche con un piccolo versamento, il datore è obbligato a versare una quota aggiuntiva, incrementando il capitale accumulato dal dipendente. 

La posizione maturata può poi essere trasferita ad altri fondi secondo le regole vigenti, senza perdere i vantaggi già acquisiti.

Tassazione agevolata su rendimenti e prestazione finale

La previdenza integrativa offre un trattamento fiscale favorevole in tutte le fasi:

  • i rendimenti della gestione finanziaria dei fondi pensione sono tassati al 20%, contro il 26% applicato agli altri strumenti finanziari;
  • i prodotti previdenziali sono esenti dall’imposta di bollo;
  • al momento dell’erogazione, la parte di prestazione derivante dai contributi dedotti e dal TFR è tassata tra il 15% e il 9%, in funzione della durata complessiva di partecipazione;
  • la parte derivante da contributi non dedotti o dai rendimenti della gestione è esente da imposte.

Questo regime migliora il rendimento netto del capitale e rende più sostenibile la prestazione finale.

Flessibilità e anticipazioni: accesso al capitale quando serve

Anche se spesso si pensa che i soldi del fondo pensione non siano disponibili, in realtà è possibile accedere al capitale accumulato in determinate circostanze:

  • anticipazioni fino al 75% per spese sanitarie o per l’acquisto/ristrutturazione della prima casa;
  • anticipazioni fino al 30% per altre necessità;
  • riscatto del 50% o 100% in caso di perdita del lavoro o invalidità permanente.

Il patrimonio del fondo è separato e autonomo rispetto al gestore ed è impignorabile durante l’accumulo. Anche durante l’erogazione della pensione integrativa, è protetto: solo un quinto della parte eccedente il minimo vitale è pignorabile.

È possibile trasferire la posizione tra fondi pensione, anche prima della scadenza in caso di perdita dei requisiti di partecipazione, senza tassazione né perdita dell’anzianità. Questo è importante per ottenere anticipazioni, maturare il diritto alla rendita e beneficiare della riduzione dell’aliquota finale dal 15% al 9%.

Come ritirare il capitale: rendita, capitale o RITA

Al momento del pensionamento, la posizione accumulata può essere trasformata in:

  • rendita vitalizia o rendita reversibile;
  • capitale parziale entro i limiti previsti dalla normativa;
  • RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata), che consente di anticipare l’uscita fino a 5 anni prima della pensione di vecchiaia, o fino a 10 anni in caso di disoccupazione prolungata. La RITA funge da reddito ponte fino all’accesso alla pensione pubblica.

Il capitale accumulato può essere lasciato a beneficiari scelti e, se non vengono indicati, spetta agli eredi. Non rientra nell’asse ereditario ed è esente dall’imposta di successione, mentre la parte soggetta a tassazione gode delle stesse agevolazioni previste per la pensione integrativa.

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